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La storia conosciuta del polo nord, inizia con i quattro Inuit che il 6 aprile 1909 accompagnarono Robert Edwin Peary nella prima spedizione sulla cima del globo. A 101 anni di distanza, la sfida tra Bologna e Chievo per la quattordicesima di campionato si apre nella stessa maniera: con Ootah, Seegloo, Egingway e Ooqueah che muniti di impermeabile giallo provano a creare un passaggio per le carovane di Pioli e Malesani.
L'ambiente è angusto, e i capi-carovana Di Vaio e Pellissier aprono fatalmente la strada all'arbitro Guida, che si lascia guidare. L'esito del sopralluogo è impietoso: "Cielo bianco su, prato bianco giù!". In queste condizioni non è possibile giocare. Il fischietto di Torre Annunziata decide di prendere tempo:
Il tempo scorre, la neve scende e il Dall'Ara non ha la copertura: sugli spalti si inizia a parlare di criogenesi. Sotto il gelido soffio di Chione, dea della neve nella mitologia greca, le squadre e l'arbitro tornano in campo per il secondo sopralluogo.
Se è possibile le condizioni sono ancora peggiori di prima: I teloni non sono ancora stati rimossi e il rettangolo di gioco è ancora privo di linee. 4 Inuit non bastano: a questo punto si tratta di scegliere tra un incontro di pattinaggio artistico ed uno di hockey. Ragionevolmente si opta per il rinvio dell'incontro.
Il turno di Tim Cup di martedì contro il Novara impedisce al Chievo di rigiocare lunedì. Sì parla già di recuperare mercoledì 8 dicembre, ma in attesa di una decisione ufficiale si torna subito con la testa all'anticipo di sabato contro la Roma.